Il rumore del pallone sul parquet, il cronometro che scorre, le indicazioni che superano il tifo dagli spalti. Ma cosa c’è dietro il lavoro quotidiano in palestra? A metà di questa intensa stagione, abbiamo deciso di fermarci un istante con i protagonisti della nostra area tecnica. Non per una semplice presentazione, ma per capire la filosofia che anima il San Nilo Basket Grottaferrata. Abbiamo rivolto due domande chiave ai nostri coach: per scoprire che, oltre la tattica, batte un cuore mosso da valori condivisi e da un unico, grande obiettivo: la crescita dei nostri ragazzi.

FRANCESCO PALOMBO - ASSISTENTE U13 / ESORDIENTI
Qual è la scintilla che ti ha fatto innamorare della pallacanestro?
L’ambiente che ho trovato fin da quando ho iniziato ad allenarmi al palazzetto è stato la scintilla che mi ha fatto appassionare al basket.
In quello spazio ho scoperto sensazioni, energie e persone che mi hanno fatto capire subito che quel mondo sarebbe diventato parte di me.
Qual è l’insegnamento più grande che hai ricevuto da un tuo vecchio allenatore?
Un mio vecchio allenatore mi disse che conta quanto riesci a essere utile alla squadra anche quando non segni.
Quella frase mi ha insegnato che il valore di un giocatore va ben oltre i punti segnati, e che l’impatto reale si vede in tutto ciò che fai per il gruppo.

MARCO PROIETTI - ISTRUTTORE MINI BASKET
Come riesci a mantenere separate le figure di allenatore e di giocatore?
È una sfida di maturità che chiamo ‘cambio di postura emotiva’.
Da allenatore imparo a fare un passo indietro: il centro non sono io, ma la crescita dei ragazzi.
Da giocatore, invece, imparo a fidarmi e a stare dentro le scelte della squadra.
La vera difficoltà è la coerenza: non usare mai il ruolo di coach per alimentare il proprio ego da atleta, né la posizione di giocatore per sfuggire alle responsabilità.
Essere autorevoli senza dominare è la lezione più grande che sto imparando.
Qual è la soddisfazione più grande quando alleni i più piccoli?
La soddisfazione più grande è accorgerti che, prima ancora di imparare a palleggiare, i bambini stanno imparando a sentirsi capaci.
È quel momento in cui un piccolo che all’inizio aveva paura della palla ti guarda, sorride e ci prova lo stesso.
Quando non segna ma continua a correre verso di te, non per sapere se ha fatto canestro, ma per chiederti se va bene così.
In quel momento ti rendi conto che il campo non è più solo un rettangolo con dei canestri, ma un posto sicuro dove possono sbagliare senza vergogna, vincere senza sentirsi superiori e perdere senza sentirsi da meno.
La soddisfazione vera arriva quando capisci che magari non si ricorderanno i singoli esercizi, ma ricorderanno come si sono sentiti accolti e incoraggiati: è questo che li fa innamorare dello sport.

EDOARDO ZIMEI - ISTRUTTORE MINI BASKET
Che attenzione dai allo sviluppo motorio dei più piccoli?
Per noi lo sviluppo motorio dei bambini più piccoli è una priorità, insieme al loro
divertimento.
È fondamentale che acquisiscano competenze motorie di base, così da diventare atleti versatili, indipendentemente dalle scelte sportive future.
Il nostro obiettivo è costruire una solida base di abilità fisiche che li aiuti a muoversi con coordinazione, equilibrio e sicurezza, sia nello sport sia nella vita di tutti i giorni.
Cosa fai per dare regole chiare e farle rispettare?
Dal mio punto di vista è fondamentale che i ragazzi comprendano la motivazione che sta dietro a una regola.
Solo così riusciranno a riconoscerla come un mezzo per raggiungere un obiettivo, invece di percepirla come una rigida imposizione del Coach.





